Serata "nerd" a rivedere Frankestein Junior al cinema... non è andata proprio come mi aspettavo.
Volevo gente che urlasse le battute, volevo partecipazione, volevo festa, ed invece "semplicemente" tutti ridevamo mediamente 10 / 15 secondi prima delle battute...
Umorismo precotto via... per non parlare dela film anni '70 proiettato su mega schermo full HD super sticazzi che non era sfocato, di più....
A parte questo tutto bene, tutto bello, ma poi.. discussione di fumetti con essere di sesso femminile che si lamente del fatto che la sua completissima collezione di Dylan Dog non è originale al 100% perché i primi 40 numeri sono ristampe, non sono edizioni originali...
A parte l'ovvia idea per un ipotetico regalo natalizio, la domanda , il quesito nasce dal fatto che questa "femmina" non è propriamente classificabile nella categoria dei nerd.... mentre il collezionismo ossessivo di fumetti è una attività prettamente tale....
E' quindi possibile che il fumetto sia oramai oltre il genere di nicchia al quale sono oramai abituato a considerarlo? E' una mass media? Una cosa accessibile a tutti? Una cosa socialmente accettabile?
E, se è così, è una variabile non da poco il genere stesso del fumetto?
Posso ricominciare a comprare i fumetti senza sentirmi per forza un emarginato sociale?
Ora non lo rifarei, i fumetti che leggevo ai miei tempi forse non ci sono più. Oltretutto tendo all'infogno traumatico quindi se ricomincio poi mi tocca spenderci un sacco di soldi, e non posso... ora non posso...
C'è la crisi!
Scorci di vita da uno che non ne sa poi così tanto... ma ci prova... Stay tuned!
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giovedì 28 novembre 2013
domenica 24 novembre 2013
Da rottamare?
Festa di compleanno "nanica". decide di schegge impazzite vestite con maglie dei supereroi più assortiti, riscaldamento in panne, locale freddino e quando rientri in casa, metti a nanna la scheggia impazzita, ti butti sotto le coperte... inizia la sofferenza.
Colpa del freddo, e delle molteplici afflizioni cliniche che affliggono la mia spina dorsale certo, ma principalmente ho preso una botta di freddo... ed ho letteralmente emesso gemiti di dolore per alcune ore.
Poi ti impasticchi, capisci che probabilmente non stai per morire, che ci sei già passato, lo sai come funziona, sei un rottame, mettiti l'anima in pace.
Da buttare!
Da vendere a peso!
Inutilizzabile per scopi differenti dello starsene immobili a far ruggine...
Sopravvissuto alla nottataccia semi insonne, fai colazione con la sensazione di camminare sulle uova, incerto sui tuoi passi, tentennante, e decidi di andare al pronto soccorso.
Ci arrivi facilmente, è praticamente sotto casa, e infatti ci vai a piedi (camminare fa sempre bene, anche se potrebbe creare righe e sfregi sul materiale sano, per poco che ne resti) e ti ritrovi di fronte ad una file di quaranta persone.
Arrivi all'accettazione e ti senti (giustamente?) dire che sei "codice verde" che non c'è nessuna urgenza, che passeresti per ultimissimo (anche dopo chiunque quelli che sarebbero arrivati dopo), al massimo prova a ripassare nel pomeriggio...
E allora torni a casa, non puoi fare altro, ti impasticchi ancora un poco e speri di non stare peggio. Ti butti sul divano, speri nel senso di caritatevole compatimento di moglie e figlio, e svieni sul divano di fronte a programmi adatti a bimbi di 31 anni più giovani di te... e loro non sono dei rottami...
Colpa del freddo, e delle molteplici afflizioni cliniche che affliggono la mia spina dorsale certo, ma principalmente ho preso una botta di freddo... ed ho letteralmente emesso gemiti di dolore per alcune ore.
Poi ti impasticchi, capisci che probabilmente non stai per morire, che ci sei già passato, lo sai come funziona, sei un rottame, mettiti l'anima in pace.
Da buttare!
Da vendere a peso!
Inutilizzabile per scopi differenti dello starsene immobili a far ruggine...
Sopravvissuto alla nottataccia semi insonne, fai colazione con la sensazione di camminare sulle uova, incerto sui tuoi passi, tentennante, e decidi di andare al pronto soccorso.
Ci arrivi facilmente, è praticamente sotto casa, e infatti ci vai a piedi (camminare fa sempre bene, anche se potrebbe creare righe e sfregi sul materiale sano, per poco che ne resti) e ti ritrovi di fronte ad una file di quaranta persone.
Arrivi all'accettazione e ti senti (giustamente?) dire che sei "codice verde" che non c'è nessuna urgenza, che passeresti per ultimissimo (anche dopo chiunque quelli che sarebbero arrivati dopo), al massimo prova a ripassare nel pomeriggio...
E allora torni a casa, non puoi fare altro, ti impasticchi ancora un poco e speri di non stare peggio. Ti butti sul divano, speri nel senso di caritatevole compatimento di moglie e figlio, e svieni sul divano di fronte a programmi adatti a bimbi di 31 anni più giovani di te... e loro non sono dei rottami...
giovedì 25 ottobre 2012
"Mi scusi, ha da accendere?"... della presa di coscienza
E' così che è iniziata, con una ragazzina (età stimata 15, 16 anni, sicuramente non maggiorenne, girava in scooter) che attira la tua attenzione chiedendoti una semplice cortesia, ovvero il prestito di un accendino per accendersi una sigaretta.
niente di male no?
Solo che il qui presente guarda la tizia andarsene con la sigaretta accesa e, da uomo, ne valuta le fattezze, poi inizia a fare i conti.
Gira in motorino, non avrà più di 15/16 anni... cazzo!
"Potrebbe avere 20 anni meno di te!" gli urla allora la propria coscienza.
"Potrebbe avere 20 anni meno di te!" gli urla allora la propria coscienza.
Oddio!
In pratica, se fossi stato un poco meno imbranato e meno attento... potrebbe essere mia figlia!
A 20 anni capita no?1 Può capitare! Oddio, è sicuramente già capitato!
E se già normalmente a volte mi sento vecchio, acciaccato e meditabondo questa presa di coscienza mi ha costretto, volente o nolente, a riconsiderarmi in toto.
Crisi di mezza età o crisi mistica?
Nessuna delle due, solo una grande e penosa ed importante presa di coscienza.
Ho una certa età. No, non sono "vecchio" o "da buttare", ma ho capito una cosa.
10 anni fa, una persona della mia età, sarebbe stata vista come un professionista nel proprio lavoro, una persona probabilmente seria ed impegnata... oggi?
Oggi siamo "ragazzi", non siamo nemmeno uomini.
I giovani, quelli veri, restano adolescenti fino ai 25 anni e nei modi e nei pensieri, e ci arrivano solo dopo un'interminabile e spesso molto viziata infanzia.
Mentre quelli come noi, come me, resta ragazzi fino a quando?Fino a 40 anni?
Non mi sembra sensato, non mi sembra giusto.
I nostri genitori, a 40 anni, avevano famiglie, avevano problemi da persone adulte e pensieri da persone serie.
Noi perché siamo così diversi? Forse perché siamo indietro? Perché siamo "choosy"? Perché siamo bamboccioni?
Perché c'è la crisi? O forse è colpa del governo tecnico?
"Una generazione di uomini cresciuti dalle donne" per parafrasare Fight Club?
O forse è solo colpa nostra?
E' solo nostra la responsabilità se non ci diamo una regolata?
E' solo sul nostro groppone che devono pesare i sogni assurdi ai quali dedichiamo parole, tempo, soldi ed energie che dovrebbero essere invece spesi "meglio"?
Meglio per chi poi?
Allora, sognare non possiamo smettere di sognare, non sarebbe nemmeno giusto.
Siamo cresciuti sentendoci dire che saremmo potuti diventare qualsiasi cosa, preferibilmente dei laureati milionari, ed ora che abbiamo tanto studiato, siamo intrappolati in lavori per i quali non siamo preparati nonostante le centinaia di tomi sapienti che abbiamo ingurgitato e metabolizzato. Toglierci anche la possibilità di immaginarci migliori di quanto siamo attualmente sarebbe una ingiustizia gratuita.
Però anche noi non siamo tanto a posto. Anche noi dobbiamo darci una regolata.
Sognare in scala. Sognare in concreto.
Pensare a cose realizzabili.
Abbiamo un'età che ci obbliga, volenti o nolenti, a darci delle priorità, a darci delle urgenze, a prenderci delle responsabilità.
Dobbiamo crescere e smettere di invecchiare senza combinare nulla.
E vero, c'è la crisi, il governo tecnico, i vecchi incrostati alle poltrone e la disoccupazione ai massimi storici.
Ma non è colpa nostra, quindi non dobbiamo essere noi a pagarne lo scotto. O almeno, non dovrebbe essere una nostra responsabilità.
E allora che fare?
Provare a vivere e prosperare NONOSTANTE i problemi del mondo, nonostante i problemi dell'Italia.
Risparmiare ed investire. Provarci, almeno, a realizzarsi.
Se poi qualche sedia incrostata deve essere bruciata nel processo sarà un sacrificio che qualcun altro dovrà affrontare.
Tanto su quelle sedie mica ci saremo seduti noi.
sabato 14 aprile 2012
Disoccupazione dietro l'angolo
Serata fra amici, solita situazione di modesto relax psicologico, e poi ti imbatti in due che a parte, quasi vergognandosi, parlano di discorsi seri.
Parlano di aziende in crisi.
Parlano di licenziamenti.
Parlando di centinaia di curriculum spediti, parlano di trovare qualsiasi cosa, che ci sono affitti e mutui da pagare. fanno discorsi impegnativi insomma e tu, che normalmente ti lamenti della tua situazione, ti rendi conto che tutto sommato dovresti solo stare zitto e tenerti stretto quel lavoro che a volte detesti con tutta l'anima, ma che ti da da vivere, che stranamente non è così in crisi e che tutto sommato, a volta, ancora ti piace.
Poi però provi ad immedesimarti.
Ti immagini licenziato o cassa integrato.
E pensi che sai che qualcosa lo troverai, che qualcosa te lo inventerai, che sei in gamba, che non avrai difficoltà o problemi, ma poi ti dici.
E se non fosse così?
Se non riuscissi ad adattarti? Se non riuscissi a venirne fuori?
Ed i pensieri diventano oscuri.
E ti rendi conto di quale deve essere lo stato d'animo di chi una situazione del genere la vive sul serio, ma poi ti rendi conto che non è vero nemmeno quello. Che in realtà tu non sai nulla, che finora t'è andata più che di lusso, che devi smettere di dire che il tuo lavoro non ti piace perché, in primo luogo, tu un lavoro ancora ce l'hai e devi tenertelo stretto.
Però io ci penso, mi sforzo a pensare quanto possa essere pessima come situazione. La depressione prima, la noia poi, la sensazione di vuoto. Tutte cose brutte. Tutti sentimenti negativi. Tutte cose che mi remerebbero contro a chiunque.
Come fare a "traghettarsi" fuori da una situazione del genere? Cosa serve?
Un carattere forte? Appoggio di famiglia ed amici? Un hobby?
O basterebbe un lavoro "qualsiasi"?
Anche solo per passare il tempo.
Con l'aria che tira mi vien da pensare che ci voglia un miracolo.
Parlano di aziende in crisi.
Parlano di licenziamenti.
Parlando di centinaia di curriculum spediti, parlano di trovare qualsiasi cosa, che ci sono affitti e mutui da pagare. fanno discorsi impegnativi insomma e tu, che normalmente ti lamenti della tua situazione, ti rendi conto che tutto sommato dovresti solo stare zitto e tenerti stretto quel lavoro che a volte detesti con tutta l'anima, ma che ti da da vivere, che stranamente non è così in crisi e che tutto sommato, a volta, ancora ti piace.
Poi però provi ad immedesimarti.
Ti immagini licenziato o cassa integrato.
E pensi che sai che qualcosa lo troverai, che qualcosa te lo inventerai, che sei in gamba, che non avrai difficoltà o problemi, ma poi ti dici.
E se non fosse così?
Se non riuscissi ad adattarti? Se non riuscissi a venirne fuori?
Ed i pensieri diventano oscuri.
E ti rendi conto di quale deve essere lo stato d'animo di chi una situazione del genere la vive sul serio, ma poi ti rendi conto che non è vero nemmeno quello. Che in realtà tu non sai nulla, che finora t'è andata più che di lusso, che devi smettere di dire che il tuo lavoro non ti piace perché, in primo luogo, tu un lavoro ancora ce l'hai e devi tenertelo stretto.
Però io ci penso, mi sforzo a pensare quanto possa essere pessima come situazione. La depressione prima, la noia poi, la sensazione di vuoto. Tutte cose brutte. Tutti sentimenti negativi. Tutte cose che mi remerebbero contro a chiunque.
Come fare a "traghettarsi" fuori da una situazione del genere? Cosa serve?
Un carattere forte? Appoggio di famiglia ed amici? Un hobby?
O basterebbe un lavoro "qualsiasi"?
Anche solo per passare il tempo.
Con l'aria che tira mi vien da pensare che ci voglia un miracolo.
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